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Le quote rosa di ANRA

Nonostante le spinte legislative, in molte imprese per le donne è ancora difficile accedere alle posizioni di vertice. Un segnale positivo arriva proprio da un settore tradizionalmente a prevalenza maschile, quello della gestione del rischio: ANRA ha modificato il proprio statuto, inserendo le "quote rosa"

Autore: Insurance Daily - M.M.

La presenza della componente femminile all’interno delle direzioni aziendali è ancora una questione aperta, tra spinte legislative e chiusure tradizionaliste. La legge 120 del 2011 ha imposto alle società quotate e alle società controllate dalle pubbliche amministrazioni di riservare la quota di 1/3 del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale al genere meno rappresentato, solitamente quello femminile. 

In questi anni la normativa ha dato i suoi frutti portando cambiamenti ai vertici delle imprese a cui era rivolta, mentre non appare evoluta in maniera sensibile la situazione nelle aziende non quotate. Ma se farsi spazio nei piani alti delle aziende è ancora difficile per molte manager, un’apertura viene proprio da un settore che è a tutt’oggi prevalentemente maschile, come quello della gestione del rischio: una rilevazione promossa nel 2014 da RiskGovernance e ANRA stimava all’87% i risk manager di sesso maschile sul totale di chi opera in questa
professione.

Suona quindi come un’importante apertura la decisione dell’assemblea dei soci di agevolare la partecipazione delle colleghe donne nel consiglio dell’associazione riservando loro, in quanto genere attualmente meno
rappresentato, almeno un terzo dei componenti. In base a tale delibera, quindi, dalle prossime elezioni degli organi direttivi le risk manager candidate che otterranno almeno un voto entreranno di diritto in consiglio, scavalcando eventuali colleghi maschi più votati.
“È un cambiamento a cui tenevo molto – afferma Alessandro De Felice, presidente di ANRA – apprezzo molto il lavoro e le competenze delle colleghe e sono convinto che il loro approccio propositivo potrà essere utile anche per la nostra associazione. Anche se i tempi sono cambiati, è ancora faticoso per le donne farsi strada in ambienti dirigenziali, prettamente maschili. La nostra scelta di associazione – conclude De Felice – vuole essere anche un invito alle imprese e a tutto il mondo del rischio ad aprirsi a quanto la società moderna richiede”.

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