Apri Menu

L'altra faccia dei Risk Manager (10° parte)

Continua la serie dedicata ai passatempi e agli interessi dei risk manager soci di ANRA, un modo per scoprire “l’altra faccia” dei professionisti del rischio, al di fuori dell’ambiente professionale, conoscerli meglio e avvicinarsi a nuovi saperi

Autore: RM News 54

Emilio Marzotto è una figura molto nota tra i soci ANRA: dopo aver concluso la sua carriera nel settore Risk Management di Pirelli, collabora con la segreteria di Anra nelle attività di amministrazione e organizzative. Ma non tutti forse sanno che Emilio è un appassionato di arte moderna e un vero collezionista, passione che persegue fin dalla gioventù: non possiede solo opere d’arte, ma ama la fotografia e nella vita ha raccolto innumerevoli collezioni, alcune delle quali sono poi state cedute.

Cosa c’è dietro ad un collezionista?
Il collezionismo è una passione che parte dall’amore per la conoscenza e la comprensione delle cose, non ha nulla a che fare con il possesso fine e se stesso. Di fondo c’è la curiosità della persona di conoscere la storia e l’origine degli oggetti, di sapere come vengono realizzati e come sono evoluti nel tempo, o come in uno stesso periodo oggetti simili venivano fatti in luoghi diversi. Associato alla curiosità per le cose è quindi anche lo studio delle stesse, è fondamentale per il collezionista studiare per conoscere gli oggetti che raccoglie e come si collocano nel loro tempo. La conoscenza è ciò che ti porta a far notare all’interno di una galleria d’arte, come è capitato a me, che i cartellini identificativi dei quadri erano stati scambiati o che un dipinto era stato appeso al contrario …

Come hai iniziato a coltivare questa passione?
Come ho detto, penso ci sia una curiosità innata. Ho iniziato a conservare i biglietti del cinema quando ero ragazzo, poi mi sono appassionato all’Art Nouveau: una passione forte tanto da farmi rinunciare, una volta, ad una partita del Milan per fermarmi lungo la strada a togliere le decorazioni in metallo ad un mobile che qualcuno voleva gettare, decorazioni che peraltro conservo ancora. Poi ho iniziato a raccogliere la prima produzione di Wmf, che nella Germania dei primi Anni ’10 produceva oggetti di gusto in metallo per la casa. Naturalmente, ho collezionato nel tempo anche francobolli, una raccolta che poi ho ceduto. Per curiosità ho iniziato a collezionare anche le capsule dei tappi dello Champagne, che riportano nome, cantina e annata … non valgono nulla però ho scoperto che in Francia c’è una rete di appassionati. Ho raccolto anche le saponette degli hotel in cui ho soggiornato per lavoro, valorizzando molto bene quelli dei paesi dell’est europeo in cui nei decenni della Guerra Fredda era difficile entrare.

Ma la tua vera passione è l’arte moderna: come è nata?
È nata quasi per caso, e così si è sviluppata, complice la mia curiosità di conoscere. Nei primi anni ’60 lavoravo già in Pirelli e nel contempo ero studente all’Università Cattolica. Nei pressi, in via Sant’Agnese, c’era la stamperia La Spirale che aveva all’interno un bellissimo torchio in legno che ha attratto la mia attenzione. Essendo spesso lì in zona, ho iniziato a frequentare il titolare e, tramite lui, a conoscere i pittori che lì si servivano: mi interessava capire soprattutto i motivi che li avevano spinti a scegliere un determinato stile. A quei tempi Milano viveva un fermento artistico molto forte, e io, conoscendo qualche artista, ho iniziato a visitare le gallerie d’arte, in particolare la Galleria del Naviglio di Cardazzo, lo studio Marconi e la galleria Il Milione di Gino Ghiringhelli, che aveva una sua linea molto originale. Con le gallerie ho iniziato a conoscere altri artisti, anche personalmente; ho poi cominciato a studiare sui libri d’arte e i cataloghi delle mostre, in più frequentavo il bar Giamaica a Brera, dove giravano gli artisti squattrinati e si poteva essere continuamente aggiornati sulle novità. Condivido la passione con mia moglie, che lavorava nel mondo della moda e conosceva Joe Colombo e il fratello Gianni; tramite mio suocero, ho invece conosciuto Fausto Melotti, artista oggi rivalutato che era un suo vicino di casa. Ricordo anche che per lavoro avevo conosciuto un broker che era grande collezionista d’arte, e mi facevo mandare apposta da lui a trattare per poter vedere le opere che esponeva nella sua sede.

Ma come sceglievi cosa acquistare?
Sono convinto che il vero collezionista debba comprare ciò che gli piace, non ciò che vale di più. Ad esempio, Lucio Fontana fino agli anni ‘40 produceva opere in ceramica e dipingeva figurativo, dagli anni ‘50 ha avuto la svolta nello stile che lo ha reso famoso: ecco, chi colleziona acquista ciò che ama, non in base al periodo di produzione dell’artista, che è invece ciò che fa il mercato. Per trovare nuove occasioni, alla fine degli anni ‘60 ho iniziato a frequentare le aste di Brerarte e Finarte. Era un’attività che con il mio amico della Spirale seguivamo molto seriamente, acquistando prima il catalogo per studiarlo, poi andando a vedere le opere esposte per valutarle da vicino e capirne la qualità. In base a queste informazioni ci davamo dei prezzi indicativi. Ho acquistato parecchie cose in questo modo, non solo per me ma anche per altri, per alcuni collezionisti o per mercanti d’arte. Nel corso degli anni ho fatto anche degli scambi, cedendo opere per le quali poi mi sono pentito.

Quindi mercato e passione non si conciliano?
Ti racconto un aneddoto: negli anni ‘70 avevo pensato di cambiare lavoro e tra le possibilità che stavo valutando c’era quella di diventare un gallerista. Un amico che faceva proprio quel mestiere me lo ha sconsigliato perché, secondo lui, a causa del mio modo di intendere l’arte, avrei concepito solo acquisti fatti per la bellezza di un’opera, mentre il mercato vive di chi acquista anche per arredare un ambiente o per altri fini, e non è del tutto compatibile con chi intende l’arte per pura passione. Detto questo, l’aspetto mercantile è necessario perché ciò che piace lo si deve acquistare. Il mercato delle opere d’arte non si basa su una logica di domanda e offerta, ma è fatto dai mercanti che spingono un gusto piuttosto di un altro, così come è stato quando hanno scelto di sostenere l’impulso che Achille Bonito Oliva ha voluto dare alla Transavanguardia. Io ragiono in maniera diversa e nell’opera cerco prima di tutto il mio gusto, acquistando ciò che mi piace e che posso permettermi. L’acquisto per me deve essere finalizzato a godersi l’opera, a poter vedere ogni giorno ciò che hai comprato.

Quindi le opere vanno vissute?
Ti faccio un esempio di cosa intendo: l’ingegner Antonio Boschi, che con la moglie Marieda Di Stefano ha dato vita alla collezione Boschi – Di Stefano, lavorava in Pirelli. Grazie a un collega ho avuto la fortuna di poter visitare la loro collezione quando ancora era privata, esposta nello stesso appartamento dove si trova oggi, ma che allora era ancora abitato dall’ingegnere; una casa ricca di opere, con i quadri appesi ovunque, perfino alle porte. Ricordo un appartamento fantastico, di un super appassionato, che comunicava oltre alla passione per l’arte anche il punto di vista dei coniugi su quanto avevano raccolto, il loro personale gusto nell’esporre secondo un criterio soggettivo. Ora la collezione appartiene al comune di Milano, che ha trasformato l’appartamento in una galleria ordinata e catalogata da manuale, ma che ha perso però la passionalità che comunicava l’intero ambiente quando era abitato. Pur ospitando le stesse opere, prima era la casa di un appassionato, ora è un museo.

Cosa ami di più nell’arte moderna?
Il gusto di ognuno può cambiare nel tempo: io possiedo anche opere figurative ma preferisco l’arte astratta. L’arte figurativa è immediatamente comprensibile, ma la sua chiarezza mi porta dopo un po’ a “mettere da parte” l’opera perché mi ha già detto tutto. Amo l’arte astratta che invece è sempre diversa, a seconda di come la si vede e di come si è predisposti in quel momento. Possiedo qualche opera di un certo valore, ma preferisco sempre scegliere secondo quello che mi piace. La prima opera che ho comprato è di Alfredo Chighine ed è un’opera astratta. Amo Fontana, Burri, artisti sognanti come Rognoni, tra i viventi mi piacciono Mario Raciti per le sue presenze/assenze, ed Enrico Della Torre, ma continuo ad essere aggiornato su tutte le tendenze. Nella mia collezione ho una cinquantina di quadri appesi ovunque in casa, tra cui Morlotti, Cassinari, Alechinsky del gruppo CO.BR.A, Ajmone, Crippa, Arman, Nespolo, lo scultore Azuma, Carmi, Licata e poi tante stampe e le litografie che ho acquistato nei primi tempi e che ora sono archiviate negli armadi. Non sono un pittore, ma mi sono avvicinato alla fotografia, che a mio avviso assomiglia molto, per certi versi, alla pittura per la possibilità che offre di fermare una visione astratta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA