Apri Menu

Come eravamo: il cammino di Anra - Parte I

Dal ricordo dei primi decenni pionieristici all’affermazione di Anra come punto di riferimento nella cultura della gestione del rischio in Italia: prosegue il racconto della storia collettiva che caratterizza la nostra associazione. In questo articolo Roberto Bosco racconta Anra e il risk management negli anni della sua presidenza

Autore: Maria Moro

In occasione dei 45 anni di Anra abbiamo ospitato in precedenza un articolo - scritto da Enrico Gladulich in occasione del venticinquesimo anniversario - che racconta i primi passi in un mondo aziendale e assicurativo che appena si affacciava alle tematiche del rischio. Nel numero di febbraio 2018 di Risk Management News abbiamo voluto proseguire nel racconto avvicinandoci al periodo attuale, con il contributo di due soci che hanno coperto la carica di presidente ciascuno per due mandati, e che hanno portato il proprio contributo personale all’associazione anche attraverso una lunga militanza in consiglio: Roberto Bosco e Paolo Rubini. In due parti, essi raccontano la storia di Anra nel periodo delle loro presidenze, ripercorrendo le tappe di una crescita continua e coerente con gli obiettivi dell’associazione, sviluppata attraverso progetti in Italia e all’estero.

ROBERTO BOSCO

Obiettivo: consolidare e far conoscere Anra
Sono entrato in Anra dopo che da circa un lustro mi occupavo unicamente di assicurazione e, data la mia formazione di amministrativo, non ero istruito in maniera adeguata sui temi di gestione del rischio. La mia competenza in materia assicurativa derivava dal punto di vista della compagnia Mediolanum Assicurazioni, che era nel gruppo Fininvest. Nel 1992 ero diventato direttore dell’ufficio assicurativo di Fininvest e sentivo la necessità di capire questo settore in realtà così poco avvezzo all’evoluzione. Conobbi Anra prima attraverso la lettura di alcuni articoli, poi mi avvicinai seguendo il consiglio del broker con cui lavoravamo. In Anra il mio mentore fu Annita Pappagallo, che mi spiegò molto dell’evoluzione in corso nel ruolo di insurance manager, e attraverso i corsi imparai a gestire il rischio e non la polizza assicurativa. Il mio impegno nell’associazione partì già l’anno successivo: nel 1994 sono stato eletto consigliere, poi presidente per tre mandati, dal 1999 al 2008. Da allora sono tornato ad essere consigliere, ora uscente dopo aver terminati i tre mandati previsti dalla modifica allo statuto del 1999.

Collaborare con le associazioni
Divenni presidente con gioia ma anche con paura ed emozione, tanto che ad un convegno qualche giorno dopo l’elezione non riuscii quasi a parlare. Anra era già un’associazione in pieno movimento, con un cuore proattivo e un motore che spingeva per diffondere la cultura del rischio. Funzionava con tanta voglia e pochi mezzi, poca visibilità sui media, un centinaio di soci: il fatto di far conoscere maggiormente Anra alle imprese, alle assicurazioni e alle associazioni è stato facilitato anche grazie alla mia posizione professionale, che ha reso più semplice la sua introduzione presso la stampa. Una delle maggiori soddisfazioni della mia presidenza è legata proprio al rilancio dal punto di vista mediatico, con occasioni di visibilità in cui Anra poteva fornire il proprio punto di vista. Ritenevo, e ritengo, che fosse fondamentale valorizzare il suo ruolo come associazione e come tale instaurare un dialogo preferenziale e una collaborazione con altre associazioni. Mi impegnai con il Colap, il Coordinamento libere associazioni professionali, e il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, per il riconoscimento della posizione di Anra, che doveva essere compresa e conosciuta. Allora si parlava quasi esclusivamente di Insurance manager, e dicendo Risk manager sembrava di abusare di un termine inglese in un ambito in cui gli Insurance erano la prevalenza.

L’affermazione nel mondo del rischio
Grazie all’impegno collegiale, Anra iniziò ad avere maggiore visibilità e a partecipare il più possibile nei convegni a tema assicurativo, una presenza che era fondamentale per riuscire ad inserire un nuovo linguaggio nel mondo del rischio. I risultati ci furono: ricordo che nel 2004 organizzammo il nostro convegno - che fino al 2008 è stato biennale - per la prima volta fuori Milano, a Parma, e la partecipazione fu ben oltre le attese, con molte persone in coda per entrare … i numeri non erano ancora quelli dei convegni odierni, ma, per quanto faticosamente, riuscivamo a portare 200-300 persone, con grande partecipazione anche di assicuratori e broker. Abbiamo festeggiato i 30 anni di Anra a Castel dell’Ovo a Napoli, e avuto la soddisfazione e l’onore di presiedere il Ferma Forum a Roma nel 2003, una tappa importante nella nostra crescita sia per l’affluenza di pubblico che per gli speaker intervenuti. È stato questo un evento che ha pesato sulla considerazione di Anra presso le altre associazioni europee dei risk manager: fino ad allora eravamo il fanalino di coda, un po’ per la consueta diffidenza degli stranieri verso gli italiani, un po’ perché gli iscritti erano in numero minore rispetto agli altri, e il peso in Ferma è in proporzione al numero dei soci. Va detto che con la presidenza Ferma di Maurizio Castelli, dal 1999 al 2001, questo rapporto si è evoluto parallelamente alla crescita dei nostri soci, ed è aumentata la considerazione nei nostri confronti.
Si potrebbe dire che, se fino a prima della mia presidenza Anra aveva consolidato la sua cultura e la capacità di strutturare la professione, con me si è iniziato a girare l’Italia per farci conoscere e diffondere le nostre competenze, collaborando con Aiba, Aipai, e Ania e partecipando ai loro eventi. Ad eccezione di pochi casi, usciti dalla Lombardia, che era la culla delle grandi aziende e delle multinazionali, non faceva parte della cultura aziendale il riconoscimento di un ruolo interno dedicato ai rischi. Oggi c’è una generale maggiore presa di coscienza, ma siamo ancora lontani dall’attenzione che una figura dedicata al rischio deve avere, soprattutto nel mondo industriale: così come accade nel mondo della finanza, dove il ruolo di risk manager era anche in passato più evoluto, andrebbe maggiormente considerato che gestire i rischi significa tutelare il patrimonio aziendale. In questo senso è stata per me una fortuna poter seguire con il mio ruolo in Fininvest l’acquisizione di aziende significative di settori differenti, da Mondadori a Standa.

Ieri, oggi e domani

Nel periodo della mia presidenza abbiamo lavorato per consolidare il ruolo del risk manager, abbiamo introdotto il concetto di Enterprise Risk Management e ampliato la conoscenza delle soluzioni di captive, che prima erano prerogativa solo di alcuni gruppi, a cui abbiamo dato più valore. Abbiamo anche consolidato la collaborazione con le compagnie, che nel frattempo erano evolute rispetto al mercato corporate ed erano più disposte ad avere un ruolo proattivo di fronte alle esigenze delle aziende.
Con la prossima assemblea, si chiude la mia esperienza negli organi direttivi di Anra: ritengo che ci sia molto spazio per i nuovi consiglieri, Anra gode oggi di buona visibilità e considerazione. Chi sarà eletto porterà in consiglio la propria esperienza professionale e di associazione, e con essa anche motivazioni nuove; sono convinto che dopo un breve periodo di rodaggio, i nuovi entrati porteranno un importante contributo.
C’è ancora molto da fare per consolidare la figura del risk manager: penso che in Italia, al di là delle qualifiche, non si sia ancora maturi nella professione per fare a breve grandi balzi in avanti, ma certamente per avere un riconoscimento nei diversi ambiti. Dobbiamo consolidare il nostro ruolo nelle scelte aziendali. Guardando all’immediato futuro, ritengo anche che, al di là del dibattito sulle quote rosa, le donne abbiano molte qualità per affermarsi come risk manager.


ROBERTO BOSCO
Socio Sostenitore ANRA dal 1993, già iscritto alla Sezione Soci Certificati ANRA come “Risk Manager Senior”, è stato Consigliere ANRA dal 1994, Presidente dal 1999 al 2008, Consigliere nei trienni 2009 – 2011, 2012 – 2014 e 2015-2017, nel collegio dei Revisori nel triennio 2018-2020 in corso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA