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Il Punto - La cultura del rischio

L'editoriale di Alessandro De Felice nel n. 57 di Risk Management News si concentra sul significato di cultura del rischio

Autore: Alessandro De Felice

Nel giugno scorso ho partecipato al convegno sui rischi aziendali organizzato da Insurance Connect, portando l’esperienza mia e di Anra nel keynote speech rivolto ad una platea di imprenditori e di assicuratori. Ho voluto in quell’occasione incentrare il tema sulla “cultura del rischio”, perché è ciò che come ANRA intendiamo portare avanti e perché mi rendo conto sempre di più che è un ambito poco chiaro, spesso confuso con la “conoscenza del rischio”. Così come – permettete il paragone – aver letto alcuni testi di Platone non significa avere conoscenza filosofica, conoscere i rischi che la propria azienda corre ogni giorno non significa permeare l’impresa di una cultura del rischio.
La cultura condivisa da un gruppo di persone, quindi dalla società intera o anche solo dai componenti di un’azienda, è conoscenza e comprensione del contesto, ma include anche i valori che il gruppo riconosce come comuni. In un’azienda la cultura quindi esiste a diversi livelli, in base ai vari gruppi quali il board, il top management, un team di progetto, un team di gestione, una divisione o l’organizzazione in generale. Tutti i fondamenti di una cultura sono interni, invisibili, taciti e nascosti, di conseguenza è difficile misurare la cultura, monitorarne lo sviluppo, modificarla in modo proattivo e gestirla in prospettiva. In questo senso la cultura del rischio va distinta sia dall’approccio che dal comportamento che l’azienda assume verso di esso.
Nel primo caso, parlare di avversione oppure ricerca del rischio descrive solo due atteggiamenti, ossia la posizione adottata da un individuo o da un gruppo verso il rischio, che è influenzata dalla sua percezione e dalla propensione individuale. Nel secondo caso, il comportamento verso il rischio descrive le azioni esterne, osservabili, legate al rischio, inclusi processi decisionali e la comunicazione. Approccio e comportamento sono espressioni della cultura del rischio, la descrivono e nello stesso tempo la determinano. Si tratta di tre elementi che sono quindi interdipendenti: un approccio improduttivo porta a comportamenti inappropriati e costruisce una cultura negativa; al contrario, buoni atteggiamenti producono comportamenti appropriati e una cultura positiva, che agisce a sua volta come “sentire comune” per rafforzare i giusti atteggiamenti e incoraggiare buoni comportamenti.
È il modello Abc, dalle iniziali delle parole inglesi attitude – behaviour – culture, che nel 2012 è stato utilizzato dall’Institute of Risk Management (IRM) per uno studio sulla cultura del rischio adattando le sue definizioni generiche con le versioni correlate al rischio (attitudine al rischio, comportamento verso il rischio, cultura del rischio). Con un simile schema teorico di fondo più semplice comprendere anche il valore di un approccio GRC (governance, risk, compliance): è sulla cultura dell’azienda che si basano la formazione della governance, la capacità di gestire il rischio e la volontà di osservare la conformità normativa. Sono temi fondamentali per strutturare un’azienda capace di resistere ai rischi di oggi e di affrontare le innovazioni del domani (ma con cui già oggi ci confrontiamo), temi che devono essere compresi e condivisi non solo dal management aziendale, ma anche dalle compagnie assicurative e dagli intermediari a cui molte imprese si rivolgono in cerca di risposte.