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Cresce l'economia, cresce il rischio credito

Nel 2018 continuerà la ripresa dell'economia mondiale. La crescita sarà però maggiore per i Paesi emergenti, mentre quelli avanzati dovranno fare i conti con rischio bancario e incognite politiche

Autore: Chiara Zaccariotto

In occasione della sua annuale conferenza dedicata al rischio paese e settoriale, Coface ha presentato i risultati dell’analisi condotta su 24 paesi, che rappresentano l’85% circa del pil mondiale, su cui si basano le previsioni per l’anno appena iniziato. Cominciato all’insegna della minaccia protezionistica e scandito da varie elezioni e crisi politiche, il 2017 ha regalato piacevoli sorprese economiche. Soltanto tredici Paesi hanno registrato una recessione (erano venticinque nel 2016), e il commercio mondiale è cresciuto complessivamente del 4,4%. A guidare la tendenza sono stati Usa ed Europa, insieme ad alcuni Paesi emergenti (Brasile ed Egitto in testa) le cui valutazioni sono migliorate grazie al graduale rialzo dei prezzi delle materie prime. Nel 2018 la crescita mondiale potrebbe raggiungere il suo massimo (Coface prevede un +3,2%). Se nei mercati emergenti ci si aspetta una ripresa più forte e soprattutto più sincronizzata, in quelli avanzati il calo delle insolvenze proseguirà ma sta cominciando a esaurirsi, e molti Paesi sono già tornati ai livelli pre-crisi. Alcuni, come il Regno Unito, assisteranno addirittura a un loro aumento (+10% è la stima).

Politica e Cina sotto osservazione

Sulle economie sviluppate peseranno tre rischi principali. Il primo riguarda le aziende e le risorse umane e si intensificherà nel secondo semestre del 2018. I livelli di disoccupazione storicamente bassi che si registrano in Germania, Stati Uniti ed Europa centrale indicano che le imprese sono vicine ai limiti di capacità produttiva. Una situazione di tensione che si estende alle attività francesi che, paradossalmente, sono alle prese con carenze di manodopera nonostante gli alti livelli di disoccupazione, il che potrebbe limitare la loro crescita. Nel frattempo, persistono le debolezze strutturali dell’economia cinese, parzialmente tamponate nello scorso biennio dagli investimenti pubblici, che però potrebbero esaurirsi e lasciar trasparire a pieno il potenziale esplosivo del rischio bancario dovuto al forte indebitamento delle imprese cinesi con gli istituti di credito. Resta sotto osservazione anche il rischio politico, in un contesto affollato di appuntamenti elettorali. I focolai più pericolosi sono l’Iran, il Libano, la Russia, il Brasile e il Messico. Nelle zone del Medio Oriente la minaccia è inoltre amplificata dalla volatilità del prezzo del petrolio.

Energia ed edilizia in ripresa

L’analisi valuta anche il rischio credito specifico di tredici settori. Quello con più segnali positivi è la metallurgia, grazie al rialzo dei prezzi dei metalli. In fase di ripresa, soprattutto in Canada e Stati Uniti, il settore dell’energia, con un incremento della produzione e dei prezzi. Per quanto riguarda l’Europa occidentale, le migliori performance si registrano nell’area delle costruzioni e nel comparto automobilistico, ad eccezione del Regno Unito.

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