Apri Menu

I rischi oggi, senza più confini tra reale e virtuale

I cambiamenti climatici, il cyber crime, il terrorismo e l’Industry 4.0 sono rischi che in pochi anni hanno creato uno scenario fluido con cui le imprese si trovano a fare i conti. La continuità del business per le aziende si trasforma in una sfida: questo il tema del convegno “Gestire i rischi dal territorio al mondo virtuale”

Autore: Insurance Daily

La tempesta perfetta delle minacce del mondo reale e della realtà virtuale ha dato vita in pochi anni a uno scenario di rischi difficilmente controllabile. Nell’epoca dell’industria 4.0, la tecnologia cambia il modo di fare impresa e amplifica anche i nuovi rischi. Dare risposte concrete è anche la sfida dell’industria assicurativa, di fronte alla possibilità che pagare il sinistro sarà sempre di più residuale nelle proprie pratiche aziendali. Gli oltre 260 partecipanti al convegno “Gestire i rischi dal territorio al mondo virtuale”, organizzato a Milano da Insurance Connect e patrocinato, tra gli altri, da ANRA, hanno potuto assistere a un’intensa giornata dedicata totalmente al mondo dei rischi, un appuntamento che coinvolge ogni anno aziende di svariati settori produttivi e ovviamente il mondo assicurativo nel suo complesso (compagnie, periti, intermediari, fondazioni e centri studi).
A differenza dell’anno scorso, forse solo il rischio rappresentato dalla condizione dell’economia si è in parte affievolito, grazie ai buoni dati e alle previsioni che appaiono più incoraggianti, persino per l’Europa. Per il resto, sembra che le minacce chiedano a tutti ancora più impegno. Tra le tavole rotonde e gli interventi, ampio spazio è stato dato soprattutto a tre ambiti: rischi climatici, cyber crime e terrorismo. Ci si è chiesti fino a che punto questi fenomeni possano essere compresi, e quanto le attività di prevenzione e gestione possano essere efficaci.

LA SFIDA DI PROCESSI INTERCONNESSI

L’apertura dei lavori è stata affidata ad Alessandro De Felice, presidente di ANRA, che ha esordito presentando la sfida principale della cosiddetta Industria 4.0, ovvero gestire i processi in totale autonomia, in un mondo che – secondo le previsioni del World Economic Forum - nel 2020 sarà popolato da 26 miliardi di device interconnessi in rete, a fronte dei 7 miliardi attuali. Il tema non è più saper prendere le decisioni giuste, ma creare un framework in cui i processi siano automatici: non solo gestione del rischio ma anche prevenzione e controllo, da effettuarsi non più a valle della filiera, ma al livello della produzione. Nel suo keynote speech, De Felice ha citato gli esempi di un mondo che cambia: l’utilizzo di droni che, nottetempo, leggono i codici a barre dei prodotti nei magazzini di stoccaggio, oppure le mandrie di mucche interconnesse per un controllo preventivo della qualità del latte. E’ necessario allargare l’orizzonte sui rischi strategici, che non possono più essere confinati al cyber risk, ma includono rischi di contesto come la competizione dei nuovi player, la possibilità di un service overload, l’innovazione forzata. E non è pensabile, in questo panorama, che il settore assicurativo sia impermeabile alla velocità del cambiamento, perché altrimenti arriveranno altri player a rivestire il suo ruolo.

COSTRUIRE IL DIALOGO CON GLI INTERMEDIARI

L’innovazione nella gestione dei rischi nel settore assicurativo è stato il tema centrale della prima tavola rotonda che ha coinvolto Adolfo Bertani, il presidente di Cineas; Luca Franzi De Luca, numero uno di Aiba; Luigi Viganotti, presidente di Acb; Bruno Giuffré, managing partner di Dla Piper e Marco Giorgino, ordinario di gestione dei rischi finanziari presso il Politecnico di Milano. Secondo quest’ultimo, l’innovazione tra le compagnie può svilupparsi solo nel confronto con altri settori: il tema della tecnologia non riguarda solo gli investimenti, che pure le compagnie stanno facendo, ma la cultura d’impresa. Le competenze da ricercare hanno a che fare con l’uso delle informazioni: sono quindi di natura tecnica, e per questo la standardizzazione che sta interessando il settore è molto pericolosa. Dal punto di vista dei broker, il mercato assicurativo ha sempre lamentato la carenza di interlocutori validi sotto il profilo della gestione dei rischi aziendali: ora che le imprese hanno invece più consapevolezza, il mercato tende alla standardizzazione. Ma dal lato giuridico, ha fatto notare Giuffré, la standardizzazione dei contratti non è un male in sé: a volte sembra che gli accordi assicurativi siano fatti per essere complicati, in un contesto in cui anche il contratto sta diventando una commodity.

IL RUOLO DELLE IMPRESE NELL’EMERGENZA AMBIENTALE

Eppure i segnali positivi ci sono. Cineas ne ha elencati quattro: Casa Italia, un primo passo verso una gestione seria del rischio sismico da parte del governo in carica; l’Asvis, l’alleanza per lo sviluppo sostenibile, che fa parte dell’agenda 2030 dell’Onu; l’Ania, che ha cambiato la mission della sua fondazione, e infine il progetto Derris (Disaster risk reduction insurance) sui cambiamenti climatici. Proprio su quest’ultimo è stata incentrata la seconda tavola rotonda, un approfondimento con i protagonisti del progetto. Derris è un’iniziativa che ha visto collaborare settore pubblico, privati e mondo della formazione. Aldo Blandino, responsabile tecnico dell’area ambiente del Comune di Torino; Marjorie Breyton, project manager di Derris del gruppo Unipol, ed Elisabetta Ferlini, direttore di Cineas, hanno spiegato come sia stato possibile fare partnership e offrire alle Pmi strumenti per prevenire e gestire meglio le emergenze legate ai cambiamenti climatici. Quello di Torino è stato scelto come progetto pilota: l’obiettivo è l’esportazione dell’iniziativa in 10 città, per coinvolgere fino a 200 aziende. Derris prevede un piano di azione per le aziende cui sono dati formazione e strumenti per migliorare la gestione dei rischi e delle emergenze. Un progetto importante, e una grande sfida, che richiede un convinto supporto da parte della pubblica amministrazione e di tutti gli attori coinvolti.

SEMPRE ALTO IL RISCHIO CYBER

Brutte notizie, invece, dal fronte del cyber crime. Un rischio che si acuisce ogni anno, e che sembra difficilmente arginabile con gli strumenti classici. Ne hanno discusso Alvise Biffi, coordinatore per la cyber security di Assolombarda e vice presidente della piccola industria di Confindustria; Tomaso Mansutti, broker e ad della società omonima e Umberto Rapetto, già generale della Guardia di finanza, oggi cyber security advisor e pioniere nel contrasto al crimine informatico. Il fishing nell’ultimo anno è incrementato di oltre 1000%, un dato difficile anche da pensare; le aziende italiane hanno speso oltre un miliardo di euro in sicurezza informatica (+5% anno su anno) ma di questo il 40% non è stato per scopi preventivi ma per riparare ai danni (spesso non riparabili) dopo un attacco subito. Ma questi dati, come noto, sono aleatori perché le aziende colpite sono reticenti a denunciare questi fatti per questione di reputazione: il cyber crime, nonostante i suoi numeri già elevati, è un fenomeno ancora nascosto. Molto presente e palese, purtroppo, è invece il terrorismo. Negli ultimi anni, l’Europa ha scoperto un’escalation del fenomeno difficilmente ignorabile. Tuttavia, c’è davvero molta confusione intorno al problema: a livello comunicativo, ha sottolineato Barbara Lucini, ricercatrice presso il centro di ricerca sul terrorismo dell’Università Cattolica di Milano, è saltato il patto tra istituzioni e media, per cui le notizie che escono durante i momenti di crisi sono spesso incomplete e fuorvianti, e non riescono a restituire le sfumature e le differenze tra gli attacchi. Manca quindi, anche in questo settore, un’analisi dei rischi approfondita, mentre i modi per gestirli, da parte delle aziende, sono ancora poco sofisticati, come hanno raccontato Marco Araldi, general manager di Marsh e Carlo Cosimi, head of insurance and risk financing di Saipem.

ESPERIENZE CONCRETE A CONFRONTO

L’ultima tavola rotonda di una giornata intensa ha visto, come di consueto, assicuratori, gestori dei rischi, periti e aziende confrontarsi sulle cose concrete: richieste, necessità, problemi, successi. Il mondo dell’imprenditoria si rivolge a quello assicurativo palesando il proprio bisogno di protezione, ma quest’ultimo non sembra seguire adeguatamente l’evoluzione delle minacce. Al tavolo si sono seduti Giorgio Basile, presidente di Isagro; Gabriella Fraire, responsabile dell’ufficio assicurazioni di Fiera Milano; Simone Parravicini, corporate Ict director del gruppo Fontana; Giovanni Pizzagalli, risk manager di Foppapedretti; Giorgio Curta dell’azienda familiare omonima; insieme a Nicola Cattabeni, il presidente di Ugari e Francesco Cincotti, il numero uno di Aipai. Le esperienze, diverse per ogni azienda, andavano dalle fasi preliminari del rapporto con l’assicurazione fino alla gestione del sinistro: una certa delusione è trapelata per l’offerta (soprattutto sul cyber risk) e per la poca specializzazione, per esempio sul tema della logistica in una realtà complessa come Fiera Milano. È emerso che una polizza prodotti è spesso un involucro vuoto che l’intermediario deve saper riempire facendo emergere le reali necessità di chi vuole sottoscriverla: in questi casi, l’esperienza dei periti potrebbe essere utile anche in fase assuntiva. Al convegno hanno partecipato in qualità di relatori anche Gabriele Antonelli di Cerved, Vittorio Scala, country manager e rappresentante generale dei Lloyd’s per l’Italia, Stefano Sala, amministratore delegato del gruppo Per, Paolo Tassetti d Chubb e Gian Luigi Lercari, amministratore delegato del gruppo Lercari. Presenti inoltre Acb, Qbe e XL Catlin.

© RIPRODUZIONE RISERVATA