Risk Manager tra presente e futuro

26/07/2021 Autore: Maria Moro

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Al XXI Convegno annuale di ANRA una tavola rotonda è stata dedicata all’analisi di come i nuovi paradigmi del rischio – quali sono sostenibilità, tecnologia e rischio sistemico esemplificato dalla pandemia - incideranno sull’evoluzione della professione di gestore del rischio e sull’ERM

Nel termine “rischio” è intrinseco il concetto di cambiamento, di evoluzione, perché è il non conosciuto (o il non completamente conoscibile) che può rappresentare una minaccia. Per chi lavora nel contesto del rischio, è proprio la situazione in evoluzione il terreno di analisi su cui operare e l’ambito verso cui vengono richieste le risposte. La figura del Risk Manager è quindi essa stessa in continuo cambiamento per rispondere alla necessità di dover conoscere per anticipare gli scenari possibili. Le imprese hanno imparato a considerare la gestione del rischio quale strumento per il raggiungimento dei propri obiettivi, riconoscendo in modo crescente negli ultimi anni il ruolo professionale dei Risk Manager.

Come ha detto il presidente di ANRA, Carlo Cosimi, durante i lavori del XXI Convegno Annuale dell’associazione che si è svolto dal 19 al 21 maggio scorsi, il Risk Manager “è un professionista che lavora a cavallo tra scienza e arte, spinto da una curiosità innata e dalla volontà di integrare la gestione dei rischi tra le diverse funzioni aziendali. Sarà proprio il mix tra scienza - utilizzo di banche dati e modelli predittivi con I.A. - e arte – cioè le capacità di visione, comunicazione e di creatività - a fornire un valore distintivo alle aziende”.

Sotto il titolo del convegno “Enterprise Risk Management e sostenibilità: il percorso per un futuro consapevole” non poteva mancare un confronto sull’evoluzione della figura del Risk Manager, che tra fattori nuovi quali la pandemia e l’urgenza della sostenibilità si colloca sempre più chiaramente come figura strategica all’interno delle aziende, capace di comprendere i rischi, prevedere e pianificare la gestione delle crisi, cogliere le opportunità nei momenti disruptive. Nel momento attuale, la sfida più impellente è quella di inquadrare i temi ESG nel framework dell’ERM, così da dare uno sviluppo coerente e integrato alla crescita della sostenibilità aziendale, evitando un approccio formale e di compliance, determinato dall’accrescimento del quadro normativo sul tema, a favore di uno più business-oriented.

La prospettiva centrale del Risk Manager

Sul futuro della figura del Risk Manager si sono confrontati Salvatore Lampone, CRO di Leonardo, Valentina Paduano, CRO e Sustainability Director di Sogefi e Board Member di FERMA, e Stefano Scoccianti, ERM di Hera.
Oltre alla recente pandemia e alla prospettiva dell’integrazione dei temi della sostenibilità, il panorama delle sfide che rendono il Risk Management sempre più necessario alla gestione delle grandi imprese comprende ambiti come l’interdipendenza e la complessità dei mercati, l’innovazione tecnologica, l’attenzione degli stakeholder alle misure adottate dalle imprese per fronteggiare la volatilità garantendo la sostenibilità del business nel tempo. 

Come ha ricordato Salvatore Lampone, “Mentre nel settore bancario e finanziario la gestione dei rischi è regolamentata da fonti di legge e normative di settore, nel settore industriale e dei servizi è improntata a principi e standard internazionali di riferimento come il Codice di Autodisciplina delle società quotate, ISO 31000 e CoSO”. La figura che emerge è quella di un professionista che si fa promotore di un modello di governance all’interno dell’organizzazione e che è tramite di comunicazione tra i settori operativi e le figure apicali, a supporto delle quali deve fornire una visione allargata dei rischi. Quello dell’integrazione è un compito fondamentale, in un contesto che si potrebbe definire triangolare: da un lato il Risk Manager deve collaborare con le singole funzioni di business, dall’altro riportare ai vertici aziendali e, come terzo, in quanto conoscitore della realtà aziendale ha il compito di interfacciarsi con le compagnie assicurative, possibilmente in uno scambio tra informazioni trasparenti sul rischio della propria azienda e raccolta di input da condividere per interpretare l’evoluzione del rischio.
Gli strumenti che ha a disposizione sono l’analisi dei dati, il controllo sul processo di risk management, l’implementazione di soluzioni che devono essere flessibili e scalabili; a questi si affiancano competenze personali, quali la capacità di comunicare e condividere con i colleghi, o trasversali che permettano di trovare le soluzioni per cogliere le correlazioni tra rischi diversi e consolidarli usando la stessa metrica.

Tra sostenibilità e futuro

Agli ospiti della tavola rotonda è stato chiesto di guardare al futuro della professione partendo da un’attualità in cui i temi chiave sono la pandemia e l’accelerazione sulla sostenibilità in tutti i suoi aspetti di ambiente, società e governance.

Per Valentina Paduano la crescita in parallelo, negli ultimi dieci anni, degli item della gestione del rischio e della sostenibilità deve portare a una loro congiunzione nello sviluppo di una “sostenibilità aziendale”, che sposti l’attenzione da un approccio strettamente di compliance a uno più business-oriented: “Questo è compito del Risk Manager, perché può fare leva sulla propria posizione organizzati-va, elabora una reportistica periodica al vertice, ha un approccio orientato al business e quindi ai temi di interesse del management, e soprattutto perché può avvalersi di uno strumento ormai maturo e consolidato come l’ERM”.

Riguardo alla pandemia, secondo Stefano Scoccianti non va intesa come un rischio poco probabile che si è manifestato e che va verso una risoluzione, al contrario “è da considerare una crisi con un fattore di rischio primario scatenante (quello sanitario) che ha portato al concretizzarsi di una serie di rischi secondari (economici, sociali, della supply chain, etc) con i relativi molti impatti. È un esempio che noi Risk Manager manterremo a lungo nelle nostre valutazioni, come modello esemplificativo di rischio sistemico”.

Sempre guardando a un futuro che è già presente, secondo Salvatore Lampone al Risk Manager sarà sempre più richiesto di migliorare e rafforzare le capacità predittive dell’impresa e la risposta ai rischi, così da garantire la creazione e protezione del valore e la sostenibilità dell’organizzazione, un compito a cui non saranno assolutamente estranee le potenzialità delle nuove tecnologie: “Le principali linee di azione saranno lo sviluppo e la modellizzazione delle analisi di scenario e stress test, l’utilizzo di machine learning e intelligenza artificiale per supportare la conoscenza esplorativa, e la sensibilizzazione dell’organizzazione ad identificare e valorizzare le opportunità”.
Una conferma ulteriore di come il risk manager debba continuare ad avere i piedi ben saldi nel presente e la capacità di guardare al futuro, come è stato ricordato, con una doppia prospettiva: da un lato il piano strategico aziendale da 3 a 5 anni, dall’altro lo sguardo lungo verso i periodi a 10 o 20 anni su cui si svolgeranno i temi della sostenibilità.


Fonte:  RM News n.75 - giugno 2021