Intervista - Caffè in Rosa con The Deaf Soul | La sordità non deve essere un tabù

27/10/2023 Autore: ANRA

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Lo scorso 28 settembre, per l'ultimo appuntamento dell'anno della nostra rassegna dedicata ai temi D&I abbiamo incontrato Ludovica Billi e Chiara Bucello, fondatrici di The Deaf Soul. Qui l'intervista integrale

Sono oltre poco più di un milione le persone con problemi gravi di sordità in Italia secondo l’Istat, dove il campione è composto da soggetti con più di 15 anni di cui il 78% anziani, con una maggiore presenza di persone di sesso femminile.

La sordità, spesso definita “disabilità fantasma” perché esiste ma non si vede, acquista una sua propria definizione soltanto a partire dal febbraio 2006, quando la legge n.95 sancisce ufficialmente che il termine “sordo” vada a sostituire quello di “sordomuto”, utilizzato erroneamente fino ad allora per associare due disabilità distinte.

Nonostante la sordità non comprometta la capacità di parlare, per un sordo, questo è solo uno dei numerosi stereotipi e pregiudizi che ancora resistono legati a questo tipo di disabilità, creando barriere che soltanto empatia e accettazione possono abbattere, creando un ambiente inclusivo dove la disabilità non basti a definire una persona.

Per capire come fare, abbiamo chiesto aiuto a Ludovica Billi e Chiara Bucello, fondatrici della pagina The Deaf Soul. Ludovica e Chiara, sorde dalla nascita, sono le creatrici di uno spazio online inclusivo, dove con ironia (e autoironia) e un linguaggio diretto affrontano tutti i temi legati alla disabilità uditiva. A loro abbiamo dedicato l’ultimo appuntamento dell’anno con la rassegna Caffè in Rosa, dedicata alle tematiche della diversity&inclusion lo scorso 28 settembre.




Dalla forte volontà di voler abbattere le barriere che ancora esistono quando si parla di disabilità, ha preso vita il portale The Deaf Soul: come vi siete conosciute e com’è nato questo progetto? 

L. Dalla noia della pandemia. Ci siamo conosciute su un gruppo Instagram di persone sorde dove Chiara parlava di questa disabilità in modo ironico, senza paura. Da lì è nata l’idea di aprire una pagina dedicata al mondo della
sordità, un mondo veramente vasto. In due e con la nostra creatività e ironia questo ci ha permesso di aprirci un po’ di più. 
C. La pagina all’inizio era sì una passione ma più che altro un passatempo: col passare delle settimane siamo cresciute, hanno iniziato a scriverci famiglie che scoprivano di avere bambini sordi e ci chiedevano consigli su come comportarsi o ragazzi adolescenti che non volevano uscire di casa perché si vergognavano della loro disabilità. Allora ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo provato a dare una mano.

Oltre a notizie riguardanti la tematica della sordità, avete lanciato anche una serie di eventi aperti al pubblico: chi sono i partecipanti e quale format utilizzate?
L’idea di organizzare eventi è nata dalla volontà di far emergere le storie delle persone sorde: in Italia soltanto ci sono soltanto cinque imprenditori sordi perché non molti riescono a raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati. Ai nostri eventi abbiamo invitato sia persone sorde che udenti, con l’obiettivo prioritario di incontrare tutte le persone sorde per poter avere un confronto e collaborare.

Siete riuscite a raggiungere numerosi obiettivi durante la vostra attività: quali i passi futuri?
Il nostro prossimo obiettivo è anche sviluppare delle attività di sensibilizzazione nelle scuole per evitare che in futuro possano attecchire nuovi stereotipi: oggi, infatti, qualsiasi dettaglio può portare a compiere azioni di bullismo, dal portare un impianto cocleare a una protesi.

Avete scelto di fare comunicazione attraverso i video e organizzando eventi in presenza, non una scelta semplice. Cosa vi stimola a continuare?
L. Personalmente ho scelto di fare questo passo grazie a Chiara. Da adolescente vedevo la sordità come un problema, anche nella sfera sportiva facevo pallavolo, è sorda come fa a giocare in una squadra di udenti? Come fa a sentire l’allenatore durante una partita? In ambito scolastico alcuni mi prendevano in giro perché avevo un insegnante di sostegno che mi aiutava a prendere appunti. Questi ostacoli man mano diventavano insormontabili, ma quando ho conosciuto Chiara, in pochi secondi mi ha insegnato che con ironia si possono sdrammatizzare queste situazioni. Mi sono resa conto che con i video si può fare davvero qualcosa, lanciare il messaggio che non sono da sola, non sono l’unica ad aver vissuto questa situazione. 
C. Facevo fatica ad accettarmi, ho fatto un video pubblico dove ho confessato che ero sorda. Pensavo che tutti mi avrebbero criticata e invece è stato proprio il contrario, mi sono arrivati complimenti, mi hanno detto che ho avuto coraggio. Prima uscivo poco, da quando ho dichiarato di essere sorda ho conosciuto altre persone sorde, sono cambiate completamente le cose e ho conosciuto Ludovica.

La maggioranza di persone è convinta dello stereotipo che le persone sorde non possano parlare. A questo proposito ricevete anche tante critiche, perché? 
L. Sono stata criticata perché porto l’impianto cocleare: mi hanno definita mezza sorda e non sorda completa perché parlo e non comunico con la lingua dei segni. Inventano leggende assurde a proposito, come che l’impianto cocleare è pericoloso perché fa venire il cancro al cervello… Un’altra discriminazione che ho ricevuto è stata a causa della mia voce, per la mia r rumorosa.
C. Tra le persone sorde c’è chi comunicano con il linguaggio dei segni, o LIS oppure parlando, però la credenza comune è che le persone sorde debbano per forza comunicare utilizzando il LIS. Io ho fatto da subito logopedia ma ho conosciuto anche amici sordi che comunicano con il linguaggio dei segni, che trovo molto affascinante.

Il vostro canale, come abbiamo detto, crea informazione a proposito della tematica della sordità. Parlando proprio di informazione a mezzo stampa, quali azioni potrebbero essere intraprese, anche dal punto di vista della comunicazione e della stampa, per aumentare il livello di consapevolezza sulla tematica? 
Si può ancora migliorare. Ad esempio, i telegiornali e il cinema spesso non utilizzano ancora sottotitoli e quindi non abbiamo il privilegio di guardare un programma o un film e goderne appieno. Un’altra questione su cui dovrebbe essere posta maggiore attenzione è l’utilizzo del termine sordomuto, che è scorretto ed è stato infatti ufficialmente abolito nel 2006: ogni volta che lo troviamo in una notizia, lo segnaliamo.

L’evento, che si è svolto presso la sede Chubb di via Fabio Filzi 9 a Milano a conclusione della nona edizione del Dive In Festival firmato Lloyd’s, ha visto la viva partecipazione del pubblico in sala e online. Un pubblico che ha collaborato al successo dell’appuntamento ponendo numerose domande e ringraziando le nostre ospiti per l’interessante occasione di confronto e scambio, che ci ha lasciato con un importante messaggio: la rilevanza del tema dell'inclusività nel mondo che ci circonda è una priorità che può espandersi partendo certamente dalla comunità di persone con la stessa disabilità ma che può essere diffusa soltanto attraverso la diffusione e una corretta comunicazione.